Malihini

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    Si intitola ‘Hopefully, Again’ l’album di debutto degli italiani Malihini, uscito per la label londinese Memphis Industries.

    Prodotto da Richard Formby (Wild BeastsGhostpoetDarkstar), il primo disco di questo duo dal nome esotico (in hawaiano Malihini significa ‘nuovi arrivati’) mostra un universo sonoro disarmante, un luccicante e moderno pop lo-fi di matrice europea, anticipato dal video della title-track, primo singolo tratto dall’album.

    I Malihini sono Giampaolo Speziale Federica Caiozzo, il primo romano con esperienze alle spalle di attore e compositore di colonne sonore, la seconda palermitana di madre polacca e tra le più acclamate attrici della sua generazione (con l’alias Thony vanta già una Nomination al David di Donatello come miglior attrice protagonista in ‘Tutti I Santi Giorni’ di Paolo Virzì oltre a due album e una colonna sonora). 

    Le dieci tracce di ‘Hopefully, Again’ rispecchiano l’intimo dialogo emotivo di una coppia, espresso in musica con arrangiamenti minimali e irriverenti leitmotiv corali che trasformano la loro visione personale in qualcosa di universale.

    Registrato ai Giant Wafer Studio nel Galles con la supervisione (e i sintetizzatori) di Richard Formby e il batterista Alberto Paone – “eravamo solo noi e un paio di pecore e polli“, ricorda Speziale – l’album è stato invece ideato durante un lungo ritiro sull’isola siciliana di Vulcano. Le immagini e le atmosfere del mare e dell’azzurro di quel luogo hanno permeato decisamente le canzoni: “Abbiamo sempre voluto avere pochi strumenti, continua Gianluca, scriviamo usando solo una chitarra, una Casiotone, un synth giocattolo e una drum machine. Iniziamo con i loop, poi improvvisiamo le melodie e per almeno tre o quattro ore non riascoltiamo quello che abbiamo creato. Alcune delle canzoni sono sicuramente ispirate da eventi personali della nostra vita, qualche volta anche dalla prospettiva di qualcun altro”, continua, riflettendo sulle narrazioni candide e personali dei Malihini.

    Le canzoni rappresentano quasi una terapia di coppia, rimangono intriganti e irresistibilmente seducenti, navigando abilmente a vista tra luci e ombre emotive. Esempio calzante il soulful di ‘Hopefully, Again’, con il suo languido tamburo e la chitarra elettrica stordita, con il quale inaugurano un interplay tra loro attori amanti del circo, lei con il primo verso, a seguire lui e insieme per la linea di coro “Love is coming back“, molto coinvolgente e quasi redentiva: “Si tratta del primo vero incontro reciproco, spiega Speziale. Quando cerchi di essere qualcuno, visto attraverso gli occhi dell’altro”.

    Allo stesso modo comunica ottimismo fantasy tipico di un bicchiere mezzo pieno la traccia “Delusional Boy” che cattura una “sensazione di fuga dalla mente“, spiega Federica, con una drum machine all’inseguimento di una chitarra dal vigore Afro e una melodia vocale tipicamente euforica.

    L’album si chiude con “Song # 1“, dal nome della prima composizione nata dalla coppia durante un lungo viaggio attraverso la Germania. Una ballad che spicca il volo su accordi di chitarra spazzolati e glockenspiel, arrivando a un breve ma glorioso culmine gospel, con i due artisti alle prese con toni vocali molto alti, quasi a simboleggiare un inno di vulnerabilità (“All of our terror at sea/And a breakable, breakable me”).

    Un habitat sonoro che tira le somme, incarnando allo stesso tempo la fragilità dei “nuovi arrivati” ma con grande stile, sicurezza e quella sfrontata sinergia di artisti e innamorati.

    Fabio De Marco – fabio@dnaconcerti.com