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Khalab

Circa una decina d’anni fa comparve a Roma un’entità che mescolava nella sua musica molto di ciò che all’epoca stava nascendo dalla cultura afroamericana. Suoni tribali, voci di strada, beat partoriti dalla mente di chi aveva vissuto nelle grandi metropoli degli Stati Uniti. Una maschera, un totem, il cui nome era Khalab. Nella notte, com’era apparso, improvvisamente scomparve, avvolto da un alone di mistero impenetrabile. Passarono giorni, mesi, anni prima che quella entità si manifestasse nuovamente. Questa volta il messaggio venne diffuso attraverso un disco, ‘Eunuto’, per Black Acre Records, segno del ritorno di questa figura enigmatica, seguito dalla consacrazione di ‘Khalab & Baba’ prodotto con Baba Sissoko, polistrumentista maliano che più di ogni altro aveva compreso il ritmo di Khalab. Il suono che ne nacque ipnotizzò fan e critica al punto che anche Gilles Peterson ne riconobbe l’indiscutibile valore. Era chiaro che nel corso di quelli anni Khalab aveva preso le sue influenze, le aveva raffinate e contaminate con le nuove suggestioni che aveva percepito nella sua spasmodica ricerca. Khalab sembrava non essere più un mistero, eppure scomparve di nuovo, immergendosi stavolta negli archivi dei musicologi che avevano testimoniato la storia della musica africana. Un’eredità da cui Khalab non voleva rimanere escluso, un patrimonio di strumenti e suoni necessario per scoprire cosa ne sarebbe stato del futuro. Fu così che nel 2018 Khalab riemerse dagli archivi portando con sé ‘Black Noise 2084’, testimonianza e manifesto della sua ricerca incessante dell’afrofuturismo più autentico, progetto in cui coinvolse Shabaka Huntchings, Moses Boyd, Tamar Osborn, Gabin Dabyré, Teenesha, Tommaso Cappellato and Prince Buju.
Gilles Peterson ne riconobbe l’indiscutibile valore insieme ad altri mostri sacri che supportano la sua musica: Laurent Garnier, Trevor Jackson, Ben Ufo,  Mattew Dear, Andrew Whaterall e Bonobo sono solo alcuni dei nomi che suonano costantemente la musica di Khalab.

Khalab’s journey is one with no continuity – from the most ancestral tribes to the unexplored cosmos; from the black jungle to the skyscrapers; from the remotest subconscious to the furthest and real projection of future Africa.
His first work is EUNOTO EP, released for Black Acre Records – a Bristol-based independent label which, in the last few years, has launched headliners and outstanding protagonists such as Romare and Clap Clap.
Khalab’s collaboration with Clap Clap on various tracks, now being part of the latest works of both artists, has consolidated this duo as one of the most interesting on an international scale for what concerns afrofuturism.

At the same time, Khalab has brought forward a four-handed work with the Malian griot Baba Sissoko. Khalab and Baba Sissoko have started a prolific collaboration leading them both to the creation of a record for the New Yorker label Whonderweel records.
The central theme of this album, simply called Khalab and Baba, is the merging of two cultures through Khalab’s afrofuturistic electronic music and the tradition of Sissoko’s Malian music and is obtaining worldwide recognition. BBC, Radio Nova, MPR, Okayafrica, Bandcamp, Vice, I_D_UK, TraxmagFrance, are just some of the international media that have inserted this record among the best of 2015. Khalab has had the support of DJs from all over the world including Gilles Peterson who has rewarded them at the worldwide awards with the Best Track Of The Year award; Laurent Garnier; Trevor Jackson; Addison Groove and Mattew Dear who has included one of their tracks in his DJ Kicks for K7!
In 2015 Khalab was engaged by Ninja Tune for an hour of mix at the legendary Solid Steel and for this occasion he created a beat tape that was then released in the form of a “tape” for Black Acre.
At the moment, he is working on his new album due in March 2018 and on the postproduction of his project with Tuareg musicians made in the refugee camp of Mberra in the middle of the desert on the boarder with Mali.