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"An engaging and effortless collection to plunge into and drift within." bbc Un piccolo miracolo di grazia e raffinatezza: l'album “Dive” del californiano Tycho, Scott Hansen all'anagrafe, ha fatto presto a conquistare le attenzioni di tutta la scena elettronica – quella meno disposta a farsi suggestionare da facili soluzioni danzerecce con la cassa in quattro e più attenta invece a fattori fondamentali quali forza espressiva, capacità di disegnare atmosfere aeree e di lavorare sulle dinamiche. Dopo Gold Panda, una delle rivelazioni del 2011, un altro ottimo colpo per la Ghostly, la label americana che è la casa di grandi nomi come Matthew Dear, Dabrye, Lusine, Com Truise e Christopher Willits. Nulla di strano che la musica targata Tycho, pur immersa pienamente nella civiltà del digitale, abbia una fortissima componente cinematica: negli anni infatti Hansen ha sviluppato parallelamente all'attività di musicista anche quella di designer (sotto la sigla ISO50) combinando spesso e volentieri le due arti, caratterizzandole entrambe con una visione estetica molto particolare: brillanti colori primari che vengono immersi in malinconie nebbiose e delicate. Vale per i suoi lavori grafici, come modus operandi, ma vale anche e soprattutto per le sue creazioni sonore. Non è solo questione di lavorare su toni e registri, comunque. Nella musica di Tycho, già col suo album d'esordio del 2004 “Sunrise Projector” (poi rieditato due anni più tardi, aggiungendo ulteriori tracce, col nome “Past Is Prologue”) ma ancora di più con l'attuale “Dive”, è possibile cogliere in filigrana non solo il suo amore per caposaldi dell'elettronica intelligente come i Boards Of Canada ma anche la sua passione, nata già nell'adolescenza, per il prog rock, quello di impronta più onirica e visionaria: “Le mia canzoni sono artigianato del futuro, un artigianato però che ha più da spartire col nostro passato che col nostro presente”. Sospensioni e vertigini spazio-temporali di pura classe. |