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DNA concerti e eventi

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Siren Festival

concerti

27 luglio 2017
VASTO (CH)
SIREN FESTIVAL

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

40 euro + d.p. venerdì

40 euro + d.p. sabato

60 euro + d.p abbonamento venerdì e sabato

PREVENDITE:

www.bookingshow.it

www.ticketone.it call center 892 101

www.vivaticket.it call center 892.234

www.ticket24ore.it call center 02 54 271

www.ciaotickets.com infoline 085 972 0014

www.boxofficelazio.it

28 luglio 2017
VASTO (CH)
SIREN FESTIVAL

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

40 euro + d.p. venerdì

40 euro + d.p. sabato

60 euro + d.p abbonamento venerdì e sabato

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29 luglio 2017
VASTO (CH)
SIREN FESTIVAL

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

40 euro + d.p. venerdì

40 euro + d.p. sabato

60 euro + d.p abbonamento venerdì e sabato

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30 luglio 2017
VASTO CH
SIREN FESTIVAL

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

40 euro + d.p. venerdì

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60 euro + d.p abbonamento venerdì e sabato

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INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
facebook.com/sirenfestival
sirenfest.com
siren@sirenfest.com

 

NUOVI NOMI AL SIREN FESTIVAL!

PORTA SAN PIETRO E GIARDINI D’AVALOS

ANDREA LASZLO DE SIMONE•COLOMBRE •FRANCOBOLLO•GAZZELLE

GIORGIO POI•GOMMA•LUCY ROSE•POPULOUS•QUATTRO QUARTETTI•ZOOEY

Oltre ai già annunciati:
ALLAH-LAS • APPARAT dj • ARAB STRAP • BAUSTELLE •CABARET VOLTAIRE 
CARL BRAVE X FRANCO126 • DANIEL MILLER •GHALI • GHOSTPOET
 JENNY HVAL• NOGA EREZ •TRENTEMØLLER
 
VENERDI 28 LUGLIO – Baustelle, Apparat, Allah-Las, Cabaret Voltaire, Ghali, Jenny Hval, Giorgio Poi, Emidio Clementi/Corrado Nuccini, Andrea Laszlo De Simone, Francobollo, Colombre
 
SABATO 29 LUGLIO – Trentemoller, Ghostpoet, Arab Strap, Carl Brave x Franco126, Noga Erez, Daniel Miller, Populous, Lucy Rose, Gazzelle, Gomma, Zooey

BIGLIETTI E ABBONAMENTI
Biglietti giornalieri disponibili dal 12 maggio solo su www.sirenfest.com e www.bookingshow.it
40 euro + d.p. venerdì
40 euro + d.p. sabato
60 euro + d.p abbonamento venerdì e sabato

PREVENDITE:
www.bookingshow.it
www.ticketone.it call center 892 101
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Siamo lieti di annunciare i nomi degli artisti che si esibiranno sul Palco di Porta San Pietro e nei Giardini D’Avalos.

 

ANDREA LASZLO DE SIMONE

Andrea Laszlo De Simone è un’anomalia.
È un solista, prima di tutto. Ma è anche una band di sei elementi.
È un cantautore, ma cosa significa nel 2017 essere un cantautore?

“Uomo Donna”, il suo primo vero e proprio album, uscirà il prossimo 9 giugno per 42 Records, anticipato dai singoli “Uomo Donna”, “Vieni a Salvarmi” e “La guerra dei baci”, tutti e tre anticipati da tre videoclip particolarissimi ed evocativi seppur nella loro semplicità.

“Uomo Donna” è un disco particolarissimo e che vive di contrasti: c’è la canzone d’autore italiana, appunto, e la psichedelia, Battisti e i Radiohead, i Verdena e Modugno, l’influenza di quella che negli anni ’70 veniva chiamata Library music e un tocco post-moderno che lo rende nuovo anche nel suo essere volutamente classico.

COLOMBRE

Pulviscolo è il primo album di Colombre, progetto che inaugura l’esperienza da solista di Giovanni Imparato – già voce, chitarra e autore dei brani della band indie-pop Chewingum eco-produttore del disco Sassi di Maria Antonietta – uscito il 17 marzo per l’etichetta Bravo Dischi. 25 minuti e 36 secondi, 8 tracce dai titoli brevissimi (1, massimo 2 parole) per un album che ti conquista immediatamente. Pochi attimi dal primo ascolto e subito ti viene voglia di cantare insieme a Colombre.

Nella prima settimana di uscita il secondo singolo “Blatte” feat. IOSONOUNCANE è entrato nella top 10 della Viral50 di Spotify e Colombre è subito schizzato al primo posto della Social Indiex, la classifica degli artisti indipendenti che creano più engagement sui social network.

Il nome Colombre è un omaggio al racconto di Dino Buzzati (Il Colombre), una favola moderna – protagonisti un marinaio e un mostro marino – che parla dell’incapacità di affrontare le proprie paure, di tuffarsi nelle ignote profondità del mare per scoprire cosa ci lega all’immobilità. Ed è proprio l’immobilità ciò da cui fugge Imparato/Colombre che in queste 8 tracce mette a fuoco alcuni episodi significativi della propria storia recente, vuota il sacco e decide di aprirsi al futuro.

FRANCOBOLLO

Distorto, infantile, energico, malizioso. I Francobollo sono tutto quello che si è sempre desiderato per Natale, ma che non si ha mai avuto il coraggio di chiedere. I membri della band, che si sono conosciuti a scuola a Lund, in Svezia, hanno suonato e registrato prima di fondare la band per gruppi come Slow Club, LA Salami e Mystery Jets.  Ugualmente a loro agio nei minuscoli club come nei più grandi festival, i Francobollo sono stati capaci di conquistare  con incredibile facilità un vasto pubblico grazie alla loro potenza live. Il produttore Charlie Andrew, vincitore di un Mercury Prize e di un Brit Award, è rimasto talmente colpito dopo un concerto da proporre alla band di inaugurare la sua etichetta Square Leg Records. E’ nato così ‘Long Live Life’ – l’album di debutto di Francobollo, che sarà pubblicato il 14 luglio,  proprio con l’obiettivo di creare un lavoro capace di catturare e trasmettere l’energia incontenibile dei loro live.

Acclamati da NME, DIY, Clash Magazine, Line of Best Fit e numerosi altri media non c’è dubbio che nei prossimi mesi ne sentiremo molto parlare!

GAZZELLE

Occhiali da sole, occhiaie da solo. Zenzero e zucchero filato. Con la felpa sporca della sera prima. Gazzelle è di Roma e Superbattito è il suo disco di esordio. Un disco ammiccante e catchy. Sexy pop.
Prodotto per Maciste Dischi da Igor Pardini e Flavio Pardini presso Il Cubo Rosso Recording di Roma, con la supervisione artistica di Leo Pari. Masterizzato da Andrea Suriani presso l’Alpha dept. studio di Bologna


GIORGIO POI

Il suo disco d’esordio “Fa Niente” uscito nel febbraio 2017 per Bomba Dischi/ Universal non smette di raccogliere entusiasmanti riscontri testimoniati non soltanto dalle innumerevoli uscite sulla stampa specializzata e sul web ma soprattutto da un crescente seguito di spettatori durante il suo primo giro di concerti.

Ora Giorgio Poi è pronto per affrontare una lunga e calda estate live in giro per l’Italia. Con Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria, compone un infallibile trio di musicisti che sa catturare il pubblico con maestria, in un continuo andirivieni tra la forma canzone e l’esplorazione del suono.

GOMMA

Gomma sono Ilaria, Giovanni, Matteo e Paolo e suonano un post-punk cupo ed emotivo, ricco di suggestioni nineties.

Nascono in provincia di Caserta a inizio 2016 e in pochi mesi registrano e pubblicano un disco: Toska, il risultato delle loro vite e delle loro contaminazioni musicali, cinematografiche e letterarie. Un esordio che vuole offrire un punto di vista genuino e istintivo sul mal d’essere contemporaneo elargendo storie da periferia dell’anima e che li ha catapultati su alcuni dei palchi più importanti d’Italia, affascinando pubblico e critica.

Toska è l’album d’esordio dei GOMMA uscito il 17 gennaio 2017 per V4V-Records in collaborazione con Controcanti.

LUCY ROSE 

Giardino D’Avalos

Lucy Rose arriva in Italia per presentare il suo nuovo album Something’s Changing.

Something’s Changing uscirà il 14 luglio su Communion Records/Caroline. L’album sarà accompagnato da un breve documentario che racconta il tour dell’anno scorso di debutto in America Latina. Il viaggio, organizzato in maniera indipendente da Lucy con l’aiuto dei sui fan sudamericani, è stato di grande ispirazione per l’album, e il film è un racconto intimo di come tutto è successo. Navigando sulle intuizioni dei suoi viaggi, Lucy si è posta l’obiettivo di fare il terzo album in modo dolce e, attraverso l’amico di un amico, è entrata in contatto con il produttore di Brighton Tim Bidwell, e nel suo studio casalingo ha trovato il luogo ideale per esplorare la sua intimità e tirar fuori delle nuove canzoni.

L’album è stato fatto in diciassette giorni. I maggiori contributi sono stati dati dal bassista di Tim, Ben Daniels, dal batterista Chris Boot, e dagli ospiti Elena Tonra dei Daughter, Marcus Hamblett dei Bear’s Den e Emma Gatrill dei Matthew and The Atlas.

POPULOUS

Dopo ‘Night Safari’, disco che ha definitivamente consacrato Populous come uno degli artisti e producer più interessanti a livello internazionale, ora arriva ‘Azulejos’, nuova avventura elettronica di Populous in uscita il 9 giugno per La Tempesta (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo).
L’album è stato interamente composto a Lisbona ed è la sintesi del nuovo viaggio sonoro di Populous, un ponte ideale fra i ritmi sensuali della cumbia sudamericana e l’elettronica europea. Mixato da Jo Ferliga degli Aucan il disco vanta anche un featuring con Nina Miranda degli Smoke City.

Andrea Mangia aka Populous e` un producer e dj salentino che ha esordito nel 2003 sulla berlinese Morr Music. Autore di jingle televisivi e colonne sonore, sound designer per il web, musei e sfilate di moda. Ha lavorato per Imperial, IKEA, Vogue, Vivienne Westwood, Carhartt, Nissan, Wired, Skoda etc.

Ha prodotto e collaborato, tra gli altri, con Teebs, Clap! Clap!, Dj Khalab, Blue Hawaii, Lukid, John Wizards, Simon Scott/Slowdive, Sun Glitters, Larry Gus, Giardini Di Miro`.
Nel 2010 vince il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro”.
Nel 2014 pubblica “Night Safari”ottenendo  consensi unanimi da parte di critica e pubblico (con brani regolarmente trasmessi da radio cult come NTS, KEXP, Le Mellotron).
Nel 2016 vince il premio di “Miglior artista” all’Italian Quality Music Festivals.

EMIDIO CLEMENTI/CORRADO NUCCINI- QUATTRO QUARTETTI

Giardino D’Avalos

Ci vuole coraggio a decidere di prendere un classico letterario del ‘900 – i “Quattro Quartetti” del poeta e critico letterario statunitense T.S. Eliot – e reinterpretarlo in maniera completamente inedita. Negli anni sono tantissimi gli autori che hanno provato a rielaborarlo e altrettanti sono gli attori che ne hanno fornito una loro interpretazione, ma nessuno aveva provato a fondere l’elemento ritmico già presente nelle parola di Eliot con un tessuto musicale inedito, composto per l’occasione e che prova a far convivere trame sonore vicine alla musica ambient con suggestioni etniche e improvvise impennate chitarristiche. Un lavoro che è a sua volta un vero e proprio disco che ha senso anche come opera a sé pure per chi non possiede alcuna confidenza con il poema di Eliot, qui declamato alla perfezione da Emidio Clementi su una traduzione Garzanti del 1994.

Emidio Clementi e Corrado Nuccini sono due figure cardine della musica italiana. Il primo ha attraversato da protagonista tre decenni con il suo lavoro con i Massimo Volume, El Muniria e Sorge. Ha scritto tre romanzi (La notte del pratello, L’ultimo dio e Matilde e i suoi tre padri). Insegna scrittura creativa all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Corrado Nuccini è uno dei fondatori dei Giardini di Mirò vera e propria colonna della musica indipendente italiana, molto apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali e i suoi progetti collaterali – Nuccini e Vessel – hanno avuto ottimi riscontri di pubblico e critica. L’album di questo progetto è stato pubblicato a marzo da 42 Records.

ZOOEY

Il duo di Bordeaux residente a Londra, composto da Matthieu Beck e Marie Merlet, ha pubblicato il bellissimo debutto The Drifters. Un lavoro  che si muove tra echi di Stereolab, Beach House  Brian Wilson, e rimandi al Bill Callahan periodo Smog (c’è una cover del buon Callahan, Let’s Move To The Country). Una miscela di pop sognante e soft, con pennelllate elettroniche leggere, tocchi di tropicalismo anni ’60 e echi di persian disco. Un esordio brillante di cui sentiremo parlare!

CABARET VOLTAIRE

Progetto di culto fondato da Richard H. Kirk nel 1973 assieme a Stephen Mallinder e Chris Watson, attivissimo fino a metà anni ’90 e ora tornato al centro della multiforme attività di Kirk, i Cabaret Voltaire sono una band fondamentale che ha avuto un’enorme influenza nella musica degli ultimi decenni, con album come “Mix-Up”, “Three Mantras”, “Red Mecca” che sono autentiche pietre miliari. Una musica che ha sempre voluto sovvertire, infettare, trasfigurare la realtà: passando per un uso non tradizionale degli strumenti, per un approccio “tecnologico” dadaista ed iconoclasta, per una capacità di disegnare scenari alieni, destrutturati e beffardi sospesi tra utopie futuriste e visioni oblique e stravolte del presente, giocando anche con stilemi dance o commerciali quando necessario (debitamente trasfigurati, ovvio). Techno, dub, industrial, house atmosferica, echi pop e giochi sperimentali: dei precursori assoluti, che oggi suonano attuali – e taglientemente ipercontemporanei – come non mai.

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facebook.com/CabaretVoltaireOfficial

 

CARL BRAVE X FRANCO126

“Polaroid” è la raccolta di 10 istantanee che fermano il frammento di una storia, un attimo che non tornerà mai più uguale a sè stesso, e proprio per questo fragile ed irripetibile. Sullo sfondo c’è sempre Roma, a “scattare” però non c’è una macchina fotografica, ma lo sguardo sincero di Carl Brave e Franco126, prima amici che musicisti, prima per strada che in studio.

Nelle loro canzoni la città eterna esce dalla solita retorica in cui è intrappolata nell’immaginario collettivo, per vestire i panni di una metropoli contemporanea, cosmopolita, carica di contraddizioni e per questo ancor più poetica. Dieci pezzi scritti e prodotti in una mansarda trasteverina e poi pubblicati su youtube di getto, spinti dall’urgenza di dire e fare, immagini lampo della vita di tutti i giorni, piccoli dettagli e situazioni tra le cui trame si annida la magia del quotidiano. Come i vicoli del tredicesimo rione, così anche chitarre acustiche su batterie elettroniche si intrecciano in maniera armonica sulla stessa traccia. Auto-tune e sax, trap e hip-hop convivono in maniera unica e personale, come è unica e personale la via musicale che i due ragazzi dall’altra parte del Tevere si stanno aprendo davanti al loro passaggio.

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www.facebook.com/carlbravexfranco126

 

GHALI

Il 3 Ottobre 2016 Ghali annuncia l’uscita del nuovo singolo “Ninna Nanna” Il singolo ha una copertina ufficiale, una foto scattata da Iosonopipo nella quale viene ritratto il rapper assieme a sua madre. Il singolo esce per “Sto Records”, etichetta da lui fondata. Al brano ne segue un altro, “Pizza Kebab” anch’esso pubblicato in anteprima su Spotify.

Nel 2015, Ghali ha lanciato anche una sua linea di abbigliamento streetware, la Sto Clothing. Nel 2016 viene invece lanciatoil suo canale YouTube dedicato al rap italiano, Sto Magazine, nel quale si possono trovare interviste ai più interessanti rapper del momento.

Il disco d’esordio è previsto per l’estate del 2017.

READ MORE:

facebook.com/GhaliOfficial/?fref=ts

 

GHOSTPOET

Poeta urbano, Obaro Ejimiwe aka Ghostpoet, è nato a Coventry, ma è a Londra che ha trovato la propria dimora ideale. Accento afro-cockney, metriche irregolari, storie di strada. Ma anche apnee elettroniche, beat glaciali e penombre fumose ed intense. Squarciate da una voce che fa (timidamente) eco a quella di Gil Scott-Heron, Ghostpoet ha da poco lanciato Immigrant Boogie, il nuovo singolo via Play It Again Sam, e prima traccia ad emergere da diverse sessioni registrate negli ultimi mesi a Londra.

Si tratta del primo materiale che vede la luce dopo l’acclamato album del 2015 Shedding Skin. Avvolto in una virtuosità post-punk, Immigrant Boogie è un racconto incredibilmente pertinente nel 2017. Dice Obaro: “Si tratta di un racconto in prima persona di un viaggio difficile attraverso le frontiere, in parte inteso a chiedere a chi ha messo in discussione l’arrivo di rifugiati in tempi recenti che cosa farebbero loro nella stessa situazione”. La canzone è scritta in due metà, la prima esprime la speranza per un futuro più giusto, mentre la seconda vede quella stessa speranza strappata via da forze che vanno oltre il controllo del narratore.

Immigrant Boogie segna un grande ritorno e un nuovo capitolo di un catalogo sempre più versatile e testimonianza di un artista che cerca sempre di stimolare e provocare.

Ghostpoet nel 2010 viene notato su Myspace dalla Brownswood Recordings del DJ di culto Gilles Paterson, che gli pubblica il primo EP The Sound Of Strangers, a giugno 2010. Nel frattempo collabora con Micachu e con i nomi più rilevanti dell’hip hop britannico (DELS, The Streets e Kwes) oltre che al progetto Africa Express di Damon Albarn. Nel 2011 arriva Peanut Butter Blues & Melancholy Jam e viene candidato al prestigioso Mercury Prize. Nel 2013 esce Some Say I So I Say Light e Nel 2015 arriva Shedding Skin il terzo album di studio di questo singolare artista che è un coraggioso e esperto viaggio in metodologie precedentemente inesplorate e vede la collaborazione di artisti come Lucy Rose, Nadine Shah, Melanie De Biasio e Paul Smith, frontman dei Maximo Park. Shedding Skin è una cascata di inarrestabile potenza: la reinvenzione e la distillazione di tratti da lui inesplorati fino a quel momento. Un album coerente e solido, totalmente innovativo che gli fa guadagnare una nuova nomination ai MERCURY PRIZE.

READ MORE: 

www.ghostpoet.co.uk

 

JENNY HVAL

‘Blood Bitch’ è la nuova fatica dell’artista norvegese Jenny Hval ed arriva a un anno di distanza dal precedente ‘Apocalypse Girl’. Uscito per Sacred Bones Records nell’autunno del 2016, Il nuovo album vede Jenny collaborare di nuovo con il produttore norvegese Lasse Marhaug e dare vita ad un gioiello di avanguardia elettronica, folk sperimentale, beat e droni glaciali. I dieci capitoli di ‘Blood Bitch’ recitano storie sanguinarie, legate a realtà, fantasia e fiction cinematografica. Il nuovo album di Jenny Hval è un concept legato al ruolo del sangue nella società moderna e passata. Si passa da situazioni naturali come il ciclo mestruale a vampiri famelici, sino a omicidi di vergini e prostitute e fantasie di amore e sangue.

‘Blood Bitch’ è un album glaciale dove storie atroci e location desolate risvegliano il gusto e l’estetica minimal gore tipica del black metal norvegese. L’artista e scrittrice norvegese Jenny Hval ha sviluppato negli anni un sound unico, sin dalla pubblicazione del primo album ‘To Sing You Apple Trees‘ nel 2006, quando Jenny si nascondeva dietro al monicker ‘Rockettothesky’. Per i suoi ultimi due album, ‘Innocence Is Kinky’ del 2013 (prodotto da John ‘PJ Harvey’ Parish per Rune Grammofone) e ‘Apocalypse Girl’ del 2015 (debutto su Sacred Bones), Jenny ha ricevuto plausi dalla critica di tutto il mondo per il suo modo originale di scrivere testi e musica, l’affascinante voce e gli arrangiamenti non tradizionali.

Nei suoi sei album, miscele di poesia, prosa, scrittura creativa, arti performative e visive, Jenny Hval ha affrontato tematiche e generi differenti tra loro per impatto lirico e sonoro toccando stili distanti come avanguardia, art pop, elettronica, folk sperimentale, wave e metal.

READ MORE: facebook.com/jennyhval/?fref=ts

 

NOGA EREZ

La giovanisima artista israeliana di Tel Aviv arriva al Siren per presentare l’attesissimo album di debutto Off The Radar che sarà pubblicato all’inizio di giugno da City Slang.

L’album è anticiparlo dai singoli Dance While you Shoot e Pity, accompagnati dai relativi videoclip.

Nata nel 1990, alla vigilia dello scoppio della Guerra del Golfo, Noga Erez è un’artista fortemente politicizzata; questo elemento si traduce nel disco in un immaginario iper-realista che riflette spesso su temi come la violenza e i mass media e l’attualità.

Influenzata sia da artisti come Björk, M.I.A. and fka Twigs che come Flying Lotus, Kendrick Lamar e Frank Ocean, Noga è autrice di un universo sonoro in cui le potenti atmosfere forgiate con i suoi synth e i beats ingenui cavalcano coraggiosamente i generi, esaltati e rinforzati dall’ambiente in cui è cresciuta. Convinta che la musica abbia il difficile compito di fornire agli ascoltatori spunti di ispirazione e di riflessione e allo stesso tempo attimi di puro divertimento e di fuga dalla realtà, Noga si afferma come una delle artiste elettroniche più promettenti in circolazione.

READ MORE http://nogaerez.com/

 

ALLAH LAS

Freschi di pubblicazione del bellissimo Calico Review, pubblicato nel settembre del 2016, gli Allah-Las arrivano al Siren.

La band californiana si è imposta all’attenzione generale con il loro album di debutto omonimo, uscito nel 2012, in cui il quartetto, composto da Miles Michaud, Pedrum Siadatian, Spencer Dunham e Matthew Correia, ha dimostrato ampiamente tutto il suo amore per le sonorità psichedeliche degli anni ’60. Il gruppo si forma quando tre dei suoi quattro componenti lavorano al mitico Amoeba Store di Los Angeles, fonte inesauribile di gemme musicali della storia americana. E’ qui che approfondiscono la loro passione per il garage e la psichedelia.

L’universo sonoro degli Allah-Las è una perfetta miscela di pop stile British Invasion, di psichedelia della West Coast americana e di grezzo rock’n’roll garage.

Sin dal primo singolo, (Catamaran) nel 2011, il quartetto viene prodotto da Nick Waterhouse sulla sua Pres Label. Nel 2012  il produttore fonda la nuova label Innovative Leisure e li porta con sé, producendo il loro omonimo debutto. E’ l’inizio dell’ascesa per la band californiana che riceve critiche entusiastiche anche in Europa, dove il suo debutto a Londra viene descritto dal Guardian come “a blissful 45 minutes on a cold night”.  Gli Allah Las si affermano come i capofila di un intero filone revivalista nei suoni,  celebrato anche in diverse serie televisive (“Aquarius” con David Duchovny di X-Files e Californication). Il 2014 vede la pubblicazione del secondo album Worship the Sun che non tradisce i fan e conferma il loro talento e il loro stile.

Due anni dopo arriva Calico Review, raccolta di gemme pop psych pubblicato con la Mexican Summer che mette in luce la capacità della band di andare oltre il revivalismo e di dar vita ad un universo sonoro originale, frutto di diverse influenze.

READ MORE:
www.allahlas.com
facebook.com/allahlasmusic

 

APPARAT dj

Grazie a lui, il dancefloor ha (ri)scoperto un’anima: giocare anche sull’espressività, sulle emozioni, su dolci e feroci malinconie, e non unicamente sull’architettura ritmica. Apparat, alias Sascha Ring, classe 1978, è ormai a pieno titolo uno dei giganti dell’elettronica contemporanea: lo è da solista (“Walls”, 2007, è un caposaldo assoluto), lo è stato nelle collaborazioni con Ellen Allien (la co-produzione di “Berlinette” o l’album a due “Orchestra Of Bubbles”), lo è nell’aver dato vita assieme agli amici Modeselektor al supergruppo Moderat (tra album all’attivo, il primo nel 2009, e un successo che ha abbattuto steccati come pochissimi altri nell’ultimo decennio).

Ma lo è fin da quando John Peel, nel 2004, lo invitava ospite delle sue “Sessions”. Un’artista a trecentosessanta gradi, capace di passare dalle colonne sonore da compositore per il teatro su rifrazioni ambient e post rock (“Krieg Und Frieden”, 2013) a un’attività da dj fatta con piglio e personalità, dove le radici della musica elettronica così come oggi la conosciamo si si sviluppano su gemme old school, schegge acid, lunghe escursioni techno oscure ed inquietanti, arrivando però a contaminarsi con le frequenze basse e le ritmiche spezzate più contemporanee. Anche dietro la console, la sua visione è insomma forte, inconfondibile, unica. Una dote rara, al giorno d’oggi. Davvero rara.

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www.facebook.com/apparat.official

 

ARAB STRAP 

A venti anni dalla loro formazione e a dieci dal loro scioglimento, gli  ARAB STRAP dopo una mitica reunion lo scorso anno per tre live andati sold out in poche ore IN UK, arrivano al SIren Fesival, freschi di pubblicazione di un doppio album contenente secret hits e rarities dalla loro carriera.

il duo cult-pop scozzese, composto da Aidan Moffat e Malcolm Middleton, arriva in Italia per celebrare il compleanno della band ad un anno dalla grande reunion ed a pochi mesi della pubblicazione del doppio album celebrativo.

L’omonima compilation, che racconta i dieci anni di una carriera tanto influente quanto controversa, mostra tutte le straordinarie capacità di una band che ha sempre rifiutato di conformarsi a qualsiasi aspettativa. Dall’ottima Shy Retirer al piano noir di Love Detective, dal lo-fi sconnesso di The Clearing all’elettronica spartana di Rocket, Take Your Turn, gli Arab Strap si sono rivelati sempre senza paura ed originali sin dal primo minuto di Aidan in First Big Weekend del 1996.

Arab Strap, uscito a fine settembre, come racconta lo stesso Moffat, mette in luce le varie anime della band: “Abbiamo scelto 20 canzoni – una per ogni anno da quando abbiamo iniziato – e deciso di dividerle in due sezioni di dieci ciascuna. Il primo disco è una sorta di best-of, con particolare attenzione alle cose un po’ più elettroniche. Il secondo disco contiene rarità tratte da EP, b-side, out-take e c’è un po’ più rock qui. Credo che tutte queste canzoni sarebbero dovute entrare negli album per cui sono state scritte, ma qualche volta cerco di raccontare una storia e queste probabilmente non sarebbero entrate bene. Questo cd contiene canzoni più rock e con una batteria vera, quindi tutti quelli che cercano il nostro lato più noise, dovrebbero rimanere soddisfatti.

L’idea di una possibile reunion per una serie di concerti anniversario è arrivata nello stesso momento in cui la band si è sciolta, ha confessato Middleton. “Credo che il giorno in cui andammo al pub e ci siamo sciolti, scherzammo sul fatto che gli Arab Strap si sarebbero riuniti 10 anni dopo per festeggiare il momento. Quindi si tratta proprio di questo: un’occasione per godere della musica che abbiamo fatto, ancora una volta”.

Tutti coloro che da anni sentono nostalgia del suono inimitabile e indimenticabile del duo,voce fondamentale dell’indie rock, saranno finalmente ripagati dell’attesa!

READ MORE:
www.facebook.com/arabstrapofficial
www.arabstrap.scot


BAUSTELLE

Mentre il tour teatrale di presentazione dell’album L’AMORE E LA VIOLENZA è ormai arrivato al giro di boa, facendo registrare ovunque il tutto esaurito, i BAUSTELLE annunciano oggi la loro partecipazione al SIREN Festival, nell’ambito del tour estivo intitolato L’ESTATE, L’AMORE E LA VIOLENZA.

L’AMORE E LA VIOLENZA (Warner Music) è il nuovo acclamato album dei Baustelle prodotto artisticamente da Francesco Bianconi e mixato da Pino “Pinaxa” Pischetola. Composto da dodici brani – dieci canzoni e due brani strumentali – si tratta del settimo album di studio del gruppo.

“Quando penso a questo disco l’aggettivo che mi viene in mente con più frequenza è “colorato”” – dice Francesco Bianconi. “Volevamo fare un disco con dentro le canzoni pop che non sentiamo mai alla radio, fare un disco di canzoni pop che per una volta, come una volta, non temano di rivelare una propria eccitante complessità. Questo è forse il nostro disco più libero, da questo punto di vista. In una intervista di qualche mese fa ho detto che “L’amore e la violenza” sarebbe stato un disco “oscenamente pop”. Questo intendevo: musica che non si vergogna di esibire la propria libertà. In questo senso è “colorato”: nella maniera in cui gioca a essere libero. Chi l’ha detto che non si può far suonare Haydn e Moroder nella stessa stanza? Dipende dal modo in cui li fai suonare, e dal coraggio che hai nel lasciarli provare.”

La band di Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni) sarà affiancata sul palco da Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano De Gennaro (percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere) e Andrea Faccioli (chitarre).

READ MORE:
www.baustelle.it

www.facebook.com/baustelleofficial

 

DANIEL MILLER

Fondatore della Mute Records, colui che ha scoperto nomi come Depeche Mode o Moby (giusto per citarne due, ma l’elenco sarebbe lunghissimo): Daniel Miller, classe 1951, potrebbe vivere di rendita sul suo status di leggenda della discografia mondiale. 

Ma la sua attitudine, da sempre visionaria, spigolosa, rivolta verso il suono del futuro, lo ha portato negli ultimi anni a reinventarsi una carriera come dj in campo techno ad altissimo livello. Nasce tutto dall’invito dell’amico (e fan!) Karl O’Connos, alias Regis – metà del duo Sandwell District, un’istituzione della techno britannica più solida e priva di compromessi – per dividere la console durante un set al Berghain, santuario assoluto della club culture globale più intransigente e rigorosa. Niente di nostalgico, nessun set revival a celebrare glorie passate (come la seminale hit “Warm Leatherette”, anno 1978, la produzione che ha lanciato Miller nell’industria discografica alternativa), ma suoni cupi, cattivi, inquietanti, una tech-house perfettamente al passo coi tempi se non direttamente con un futuro sinistramente distopico. Da lì in avanti sono arrivate chiamate di enorme prestigio: lo Space ad Ibiza, il Melkweg durante l’Amsterdam Dance Event, il Sónar, il Bootleg a Tel Aviv, Culture Box a Copenhagen, una Boiler Room a Berlino targata m_nus su invito diretto di Richie Hawtin.

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TRENTEMØLLER

Ricami melodici che colpiscono al cuore, attenzione al suono in ogni minimo dettaglio, la capacità di combinare sensibilità indie e quelle elettroniche con un piglio raro, molto personale: è con queste armi che il danese Anders Trentemøller è diventato uno degli artisti più amati dell’ultimo decennio. Una storia d’amore, quella fra lui e un pubblico fin dall’inizio molto vasto, preparato e trasversale, iniziata dalle sue prime produzioni (una serie di EP a partire dal 2003) e soprattutto dal suo album d’esordio “The Last Resort”, anno 2006, finito all’epoca in moltissime classifiche sui migliori album dell’anno, dandogli definitiva consacrazione. I successivi “Into The Great Wide Yonder” (2010) e “Lost” (2013) non hanno fatto che confermare il suo status di artista sia di culto, sia in grado di parlare a pubblici diversi, sfaccettati.

La musica di Trentemøller sfugge infatti catalogazioni precise: il suo tocco molto personale nell’attraversare le coordinate comprese fra elettronica ed indie non si fa in alcun modo ingabbiare in traiettorie predeterminate. “Fixion”, uscito a settembre 2016, più che essere una rivoluzione rispetto al suo predecessore “Lost” (lavoro che probabilmente meglio di tutti è riuscito a catturare e raccontare lo spirito della musica Trentemøller nella sua traduzione live, lì dove gli album precedenti erano più “avventure da studio”) ne è una prosecuzione ideale. Restano alcuni fondamentali tratti distintivi: il tocco malinconico, la preziosità delle soluzioni melodice ed armoniche, un romanticismo di fondo molto scuro.

Mai come prima comunque si è fatta attenzione a rendere il suono vivo, organico, e a lavorare attorno a una strutturare più tradizionale e riconoscibile di forma canzone. Apparentemente, un disco più immediato e semplice rispetto ai suoi predecessori: come sempre però nel lavoro dell’artista danese il lavoro sottotraccia è notevole, molti elementi a prima vista nascosti si rivelano piano piano – è in questa maniera che si riesce ad avere un suono unico, riconoscibile, inconfondibile, che spesso flirta con la sperimentazione e sa muoversi con naturalezza da pochi tocchi minimalisti di synth via via fino a una cruda energia che lambisce le sponde dell’electro-punk più energetico.

Energia che contrassegna sempre più il suo aspetto live, dal 2007 con una vera e propria band e non più in solitaria. Il tour che segue l’uscita di “Fixion” vede Anders Trentemøller sul palco con altri quattro rodati compagni d’avventura, tra cui Marie Fisker alla voce, pronti a destreggiarsi tra basso, chitarra, batteria e vari synth. Un organico di grande impatto, la cui forza è ulteriormente valorizzata dal solito attentissimo lavoro su luci e visuals e dal contributo dell’artista svedese Andreas Ermenius (già responsabile dell’artwork di “Fixion” e regista dei video dei tre singoli da esso estratti), che ha curato il design del palco.

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Siamo felici di presentare il nuovo artwork per il SIREN FESTIVAL 2017, a cura di Gianni Puri

Gianni Ian Puri è un illustratore, architetto e musicista con base a Roma.
Lavora nel campo dell’illustrazione editoriale, della grafica musicale e pubblicitaria. Cofondatore e art director di La Macchina Studio.
Ama il riverbero e gli animali dal collo lungo.

Nell’ideare il nuovo artwork per il Siren Festival 2017, Gianni ha immaginato il festival come energia vitale che illumina la città, come un mare che avvolge e inonda ogni angolo di Vasto!

giannipuri.com
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