La Sacerdotessa. Ma
una sacerdotessa molto strana: molto bionda e molto simpatica, molto amante di
tutto ciò che sono i motori e dell’heavy metal e del glam rock, molto capace di
andarsene dall’Inghilterra appena maggiorenne per inseguire sogni strani
facendo dura gavetta, diventando poi piano piano una delle più illustri
giornaliste musicali inglesi, prima da corrispondente e poi tornando in patria.
Qua inizia la magia:
invece di accontentarsi del suo status, delle musiche che conosceva già e che
raccontava in giro, col nuovo millennio si è buttata come nessun altro ad
investigare quello che stava succedendo nell’undeground digitale britannico.
Lontano da ogni lustrino mainstream e con una passione per la musica pura,
cristallina, è diventata – appunto – la Sacerdotessa del dubstep e di tutte le
nuove musiche elettroniche più visionarie, raccontandole agli ascoltatori della
BBC prima, a chi veniva a sentire i suoi dj set poi, e infine a chi ha fatto
propri “Warrior Dubz” (2006), “Evangeline” (2008) e “Wild Angels” (2009),
geniali cartografie tra dubstep, electro e hip hop futurista. Senza volerlo
essere, è lei e soprattutto lei il punto di riferimento della scena, anello di
congiunzione tra mainstream ed underground – parla al primo, senza mai tradire
il secondo, con un carisma spontaneo e davvero coinvolgente.